marted 16 ottobre 2018

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ARPA Molise: Valorizzazione e Ripristino Ambientale Home Page/ Valorizzazione e Ripristino Ambientale

VALORIZZAZIONE E RIPRISTINO AMBIENTALE

 

Per questo Servizio non sono previste analisi di routine, soprattutto data la sua recente attivazione. In esso invece, confluiscono i molteplici e diversificati progetti sui temi della conservazione della natura che l’Agenzia provvede a sviluppare al fine della salvaguardia o del miglioramento dello stato ambientale degli ecosistemi esistenti in regione.


I campi d’azione interessati riguardano:

  • gli ecosistemi acquatici e terrestri di spiccato interesse ecologico, funzionale e di biodiversità per l’acquisizione di una più compiuta conoscenza delle specifiche caratteristiche e potenzialità;
  • il territorio protetto e le aree di particolare pregio, compreso il tracciato tratturale, per quanto attiene le azioni di valorizzazione e promozione;
  • le cave, le aree dissestate ed i corsi d’acqua molisani su cui vengono effettuate attività di risanamento e di ingegneria naturalistica finalizzate anche al recupero della godibilità a scopi ricreativi;
  • i comparti produttivi dell’olio, del vino, dei prodotti del bosco e sottobosco etc. per lo studio dei possibili impatti dei cicli di lavorazione locale e/o per il potenziamento delle filiere territoriali che possano garantire, con il proprio efficiente funzionamento, la redditività e un’adeguata manutenzione anche di aree interne o marginali;
  • l’agricoltura per quanto attiene la proposta ed incentivazione all’utilizzo di pratiche agricole a basso impatto ambientale e nel rispetto dell’autoctonicità delle specie o razze locali.
  • Le alberature ornamentali per cui l’Agenzia garantisce controlli visivi, fitopatologici e statici mediante interventi ad alta specializzazione che si caratterizzano per gli obiettivi di verifica della stabilità biomeccanica e dello stato fitosanitario al fine della salvaguardia e buona conservazione del patrimonio ambientale e paesaggistico di particolare pregio esistente in regione (alberi secolari, alberi di parchi, ville, viali alberati, etc.). L’Agenzia molisana, in tal modo, tutela la sicurezza pubblica da pericoli di cedimento di alberi e previene il rischio di attacco di alcuni patogeni, potenzialmente pericolosi per la vegetazione stessa e, in alcuni casi, per la salute umana. Convenzione

PROGETTO:

Inquadramento della problematica ambientale

L’ambiente rappresenta un sistema vitale altamente dinamico all’interno del quale si articolano equilibri complessi, le cui alterazioni, dovute all’azione antropica, possono ripercuotersi sulla qualità generale degli ecosistemi naturali.
Per poter raggiungere elevati livelli di salvaguardia ambientale, occorre rendere minime le possibilità di inquinamento.
Le attività produttive non devono limitarsi ad eseguire un puntuale controllo dei loro effluenti, nel rispetto dei regolamenti e delle norme di legge, ma devono organizzare un sistema di ecogestione basato sulla prevenzione delle situazioni di rischio e di riduzione degli impatti sugli ecosistemi, adottando un programma di miglioramento continuo delle performance ambientali della intera filiera di produzione.

Finalità del progetto

L’Arpa Molise ha inteso effettuare un’indagine conoscitiva approfondita e dettagliata dei cicli di lavorazione, degli impatti, dei rischi ambientali e delle risorse che entrano nei processi produttivi più significativi per il territorio molisano. Analizzare gli aspetti ambientali connessi a ciascuna fase del ciclo produttivo, infatti, significa poter suggerire rimedi per eventuali inadeguatezze riscontrate, acquisendo elementi utili all’individuazione della diminuzione degli impatti ambientali determinati nell’ambito dello specifico settore produttivo.

Progetto

Il progetto elaborato in ARPA ha interessato per primo il comparto dell’olio d’oliva.
Relativamente a questa attività produttiva, le possibilità di inquinamento sono principalmente legate allo smaltimento delle acque di vegetazione.
In Molise, il problema ambientale relativo allo smaltimento dei reflui oleari è poco conosciuto ma esiste una forte necessità di acquisire dati regionali organici e soprattutto completi che rappresentino la base conoscitiva di partenza per poter dare risposte risolutive, nel caso in cui si riscontri una realtà di immediato pericolo, o per migliorare una situazione non definitivamente compromessa.
Per poter affrontare correttamente il problema, bisogna considerare che il corretto smaltimento delle acque di vegetazione pone, ovviamente, diverse difficoltà in funzione di:

  • l’area in cui avviene lo smaltimento in base alle caratteristiche agronomiche e pedoclimatiche presenti;
  • le modalità di smaltimento;
  • la quantità di refluo complessivamente prodotto;
  • la maggiore o minore ampiezza del periodo di raccolta delle olive.

Metodologia e attività operative

L’analisi delle problematiche ambientali legate al comparto è stata effettuata andando a misurare “in situ” gli impatti che i singoli cicli produttivi generano sul territorio, permettendo così di produrre un documento suffragato da dati reali.
A tal fine, sono state elaborate delle schede sintetiche per la raccolta dei dati, utili ai fini dell’individuazione delle pressioni e degli indicatori ambientali connessi alle varie fasi del ciclo produttivo dell’olio d’oliva.
Tali schede si compongono di una parte di inquadramento generale e di un’altra più dettagliata nella quale si trovano voci specifiche sui metodi di lavorazione per fase (pulitura e lavaggio delle drupe, molitura, gramolatura, estrazione, separazione, conservazione).

Stato dell’arte

Queste informazioni potranno essere anche utilizzate per verificare o integrare il bilancio globale, sia di massa che energetico, del ciclo produttivo, ed individuare, quindi, eventuali discordanze con quanto precedentemente valutato a livello esclusivamente teorico.
Un ulteriore sviluppo del lavoro, parallelamente ad un confronto con la normativa vigente, sarà quello di determinare la significatività dei fattori di impatto ambientale esaminati, permettendo così di valutare gli effetti sul territorio e individuare le possibili situazioni di rischio ambientale a fini preventivi.

Risultati

La distribuzione dei frantoi oleari sul territorio Molisano non è omogenea, infatti più dell’81,5% degli impianti è situato nella provincia di Campobasso, il restante 18,5% nella provincia di Isernia.

Da una prima indagine sul comparto dell’olio di oliva in Molise, risultano attivi circa 120 impianti di molitura che svolgono attività stagionale, la cui produzione annua, mediamente di 4600 tonnellate di olio, dipende dall’annata più o meno favorevole.
Per quanto riguarda i metodi di lavorazione delle olive, circa il 65% dei frantoi utilizza il processo discontinuo classico. Le acque di vegetazione vengono utilizzate a scopo agronomico (spandimento sul suolo), secondo la legge Nazionale dell’11 novembre n. 574 del 1996, e solo una piccola percentuale di queste vengono stoccate in serbatoi e successivamente smaltite tramite ditte specializzate negli impianti di trattamento.

GRUPPO DI LAVORO
Referenti: Dott. Giovanni del Torto, Dott. Giovanni Sardella.

DECRETO 6 Luglio 2005(Pdf):

“Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari, di cui all’articolo 38 del Decreto Legislativo 11 maggio 1999, n. 152” .

Ai fini del raggiungimento e del mantenimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici fissati dal Decreto Legislativo n. 152 del 1999 (Pdf), il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha emanato il Decreto Ministeriale del 6 luglio 2005 che:

  • stabilisce i criteri e le norme tecniche generali per l’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide dei frantoi oleari ai sensi della legge 11 novembre 1996, n. 574 (Pdf), disciplinando in particolare le modalità di attuazione degli articoli 3, 5, 6 e 9;
  • codifica lo spandimento delle acque di vegetazione e delle sanse umide (Pdf) nel rispetto delle caratteristiche pedogeomorfologiche, ideologiche ed agroambientali del sito in cui sono destinate, nonché delle norme igienico sanitarie a tutela dell’ambiente e del territorio;
  • puntualizza, ferme restando le precisazioni di cui all’art. 2 del decreto legislativo n. 152 del 1999 e dell’art. 1 della Legge n. 574 del 1996, le definizioni salienti per l’applicazione della norma;
  • disciplinale modalità di applicazione della comunicazione preventiva allo spargimento in campo dei reflui, per evitare equivoci interpretativi nell’applicazione della norma;
  • stabilisceulteriori categorie di terreni da escludere nella pratica dello spandimento in campo di reflui;
  • determinale modalità di stoccaggio e di trasporto delle acque di vegetazione e delle sanse umide;
  • definisceil piano dei controlli e delle relazioni periodiche che i diversi soggetti istituzionali sono obbligati ad osservare, nonché le regole per l’inosservanza delle norme tecniche per l’utilizzazione agronomica.

CASO STUDIO

“Il monitoraggio della biodiversità a scala di comunità: la fauna macrobentonica del bacino del Biferno (Molise)”.

Si tratta dell’attuazione di un caso studio, realizzato nell’ambito delle attività relative al CTN NeB, sul monitoraggio della biodiversità la cui rappresentatività ed estendibilità è di livello nazionale in quanto rappresenta un modello di come potrebbe essere attuata a livello locale la rete di monitoraggio nazionale. Esso è articolato, spazialmente, su contesti e processi ambientali critici e, a tal fine, incentra la sua azione sulla validazione in campo di indicatori già selezionati, e ancor più, sulla sperimentazione di indicatori nuovi che, in maniera integrata, relazionano, su una prescelta area, le cause determinanti il degrado con gli impatti riscontrati sulla biodiversità animale e vegetale esistente.

In particolare, è stato definita un’analisi integrata che interessa il bacino idrografico del Biferno, denominato “Il monitoraggio della biodiversità a scala di comunità: la fauna macrobentonica del bacino del Biferno (Molise)”che ne valutava complessivamente l’integrità funzionale ed il livello di biodiversità.

Il progetto, può ritenersi innovativo e strategico sia dal punto di vista metodologico che da quello delle ricadute territoriali in quanto, attraverso una metodologia integrata di analisi dell’andamento della biodiversità, mette in relazione le dinamiche naturali di un bacino idrografico con i processi antropici in esso attivi.

Quanto appena detto vale a dire che, partendo dall’ esame delle attività produttive e/o di probabile pressione lungo tutta l’asta fluviale, e attraverso un’analisi della componente biologica si mira all’individuazione di possibili legami fra i carichi critici esistenti e gli impatti registrati.

Oggetto principale del monitoraggio è la diversità della fauna dei macroinvertebrati bentonici, fauna che riveste un ruolo determinante nell’ecosistema fluviale sia per il livello che occupa nella catena trofica sia per la sua funzione autodepurativa, valido elemento di correlazione fra la diversità macrobentonica esistente ed il grado di inquinamento idrico riscontrabile.

Al fine di una descrizione completa e globale della problematica, si mira alla proposta finale di un set di indicatori ambientali ad hoc che, spaziando in tutti gli ambiti sopradescritti, sia in grado di fotografare lo stato biologico ed ecologico del fiume all’istante 0 e di quantificarne, nel tempo, eventuali variazioni ambientali.

In particolare, l’ARPA Molise punta su un nuovo indicatore, appositamente costruito, l’“Indice di Diversità macrobentonica”, il quale si basa su una metodologia consolidata nel circuito ARPA-APPA: l’Indice Biotico Esteso (IBE).

La metodologia adottata è consistita di tre fasi che vengono di seguito riportate:


  • Fase preliminare.Tale fase è relativa allo studio delle fonti pregresse, alla definizione e al popolamento degli indicatori di stato e pressione (schema DPSIR) corredati di analisi della metainformazione.
  • Attività di campo. Essa si caratterizza per la raccolta dati inerente gli indici fluviali necessari alla costruzione dell’Indice di Diversità macrobentonica a scala di bacino idrografico.
  • Fase conclusiva.Pr evede l’elaborazione dei dati di campo ed in particolare dell’“Indice di Diversità macrobentonica” che fornisce la diversità globale media del sito.

RISULTATI

Allo stato attuale, l’Agenzia è in attesa del responso finale da parte del Gruppo Leader al fine della estensione della metodologia a scala nazionale.